C

Citroën Ami: quando Francia chiama, Italia fa il gesto dell’ombrello

Citroën Ami grigia

Jurij Gagarin e i suoi denti dritti Siamo nel 1961.

Il 12 aprile di quell’anno gli inquietanti denti dritti di Jurij Gagarin risplendono vittoriosi nel cosmo. La sua lenta danza intorno alla Terra rende evidente l’assenza di un grande signore barbuto impegnato a dirimere le meschine controversie di noialtri. Lezione compresa, i russi decidono subito di richiudere il vaso di Pandora, anzi, tapparlo in modo che niente possa mai più uscirne. Gli stessi fautori delle capriole di Jurij nello spazio – soltanto quattro mesi dopo – impugneranno falce e malta bastarda per tirar su un grande muro fra est e ovest. Un muro che si può sorvolare solo vestìti d’alta uniforme, o essendo dotati di una Vostok personale.

 

Ma prima che la cortina di ferro cali come una ghigliottina a spezzare la joie de vivre di tutti, i francesi ribollono di un fremito tenuto a freno troppo a lungo e che finalmente adesso possono sfogare. Dopo la guerra il loro viaggio verso l’astratto è ripreso a ritmo serrato, vogliono recuperare tutto il tempo perso, e adesso desiderano sognare anche per chi non può, ancora più in grande. Sfornano idee allo stesso ritmo dei pain au chocolat: inventano il convertitore catalitico, scoprono la causa della sindrome di Down, disegnano i primi impermeabili moderni e creano la lavagna magica con cui generazioni di bambini europei disegneranno cazzilli e gattini.

 

In questo contesto di innovazione, creatività e sentimento si inserisce anche la Citroën.

Che se ne esce con questa:

Citroën Ami
Foto © citroenorigins.it

La Citroën Ami.

 

La Citroën Ami viene pensata come l’anello mancante fra la celeberrima 2CV e la Traction Avant, l’auto più desiderata nei circoli di scienziati malvagi. Alla Citroën mancava un’auto per il popolo, il quale, finalmente, dopo le privazioni della guerra, tornava a villeggiare in riva ai fiumi. A chi, se non a Bertoni, potevano affidare l’arduo compito di creare questo raggio-missile con circuiti di mille valvole dedicato alla fascia media?

 

Ebbene, sulla carta il colpevole della Citroën Ami è proprio Flaminio Bertoni, il designer italiano (restituiteci la Gioconda, i nostri formaggi sono più buoni, inserire qui altre recriminazioni standard) autore delle sopracitate 2CV e DA, nonché della Diesse. Ma le circostanze con cui l’auto venne generata intervengono a scagionarlo dalla indesiderata paternità di questa protoberlina galeotta. Circostanze che immagino essersi dispiegate più o meno come segue, con la stessa lentezza con cui qualsiasi progetto viene approvato in qualsiasi azienda di grandi dimensioni.

 

Settimana 1

 

R&D Manager: Flaminio, il tuo progetto è sublime, davvero all’avanguardia, con quest’auto saremo avanti decenni rispetto al resto d’Europa! Verso la Luna e oltre!
Bertoni: Grazie, modestamente sono un genio, ma d’altronde vengo dall’Italia.
R&D Manager: Hai ragione, Flaminio, non siamo che degli stupidi mangiarane. Adesso mando il progetto in approvazione al reparto marketing, ma sono più che certo che non avranno niente da dire, ne riparliamo a fine settimana.

 

Settimana 2

 

Marketing Manager: Bonjour, Flaminio! Ho visto il suo progetto: sublime, all’avanguardia, uno scacco matto totale!
Bertoni: Sapevo che le sarebbe piaciut…
Marketing Manager: Sì sì, una vera perla, davvero, se fosse per me non cambierei proprio niente, nemmeno una virgola. Però ecco, volevo dirle…
Bertoni: Che cosa?
Marketing Manager: Ecco, sa, il presidente Bercot dice che l’idea del portellone posteriore non lo convince tanto.

Bertoni [con la calma che lo contraddistingue]: Ma non diciamo fesserie, guardi che ho fatto molte ricerche sul tema, il portellone sarà il sine qua non di ogni vettura di questo secolo, entro pochi decenni tutte le auto saranno così! È una soluzione pratica per i bagagli, ma consente di mantenere i due volumi che, diciamocelo, danno tutta un’altra linea all’auto.
Marketing Manager [mordendosi le dita]: Guardi, io la penso come lei, ma purtroppo su questo punto Monsieur Bercot è stato proprio irremovibile.
Bertoni: Va beh ho capito, cercherò ispirazione negli americani, che in quanto a stile ed eleganza ne hanno a insegnare, eccome, a un popolo che ha dato i natali al Bernini.
Marketing Manager [fingendo di non rilevare l’ironia dell’altro]: Signor Bertoni, la ringrazio per la sua disponibilità! In fondo si tratta di cambiare un piccolissimo dettaglio che non inficerà certo la dinamica della carrozzeria. E poi sa, i francesi sono un po’ più alti degli italiani, hanno bisogno di più spazio sui sedili, eheheh, mi scusi eh, però siete bassini…
Bertoni [guardandolo in cagnesco, pronuncia parole inintelligibili].

 

La Packard Balboa è uno dei modelli americani a cui guarda BertoniEsempio di buongusto americano da cui prende spunto il Bertoni

 

Settimana 3

 

Segretaria di Pierre Bercot: Bonjour, monsieur Bertoni!
Bertoni: Buongiorno signorina, ha ricevuto i progetti per il signor Bercot?
Segretaria di Pierre Bercot: La versione 3 volumi con montante rovesciato? Bien sûr, li ho anche già fatti vedere al signor presidente.
Bertoni: E?
Segretaria di Pierre Bercot: Ecco, ci sarebbe qualche modifica da fare.
Bertoni: Mh.
Segretaria di Pierre Bercot: Sì, dunque, il fatto è che ci sarebbero un po’ di motori della 2CV avanzati di cui non sappiamo cosa fare, quindi il presidente vorrebbe che li mettessimo sulle nuove Ami.
Bertoni: Ma quei motori sono impossibili da mettere sotto il cofano che avevo disegnato, ci si possono far frullare i numeri della lotteria!
Segretaria di Pierre Bercot: Ah e poi…
Bertoni: Come sarebbe “e poi”?! Cos’altro vuol cambiare quel fig[inserisci offese random qui]?
Segretaria di Pierre Bercot: Sì, insomma, i fari sono troppo bassi, non ce li faranno mai omologare, quindi andrebbero modificati pure quelli.

Bertoni: Tipo come?

Segretaria di Pierre Bercot: Un po’ più alti. Si immagini una rana. Una rana simpatica.

Bertoni [attingendo alla sua riserva zen interiore, sull’orlo di una gastrite fulminante]: Rana. Simpatica. Ma certo. Ce l’ho.

 

E al grido di Vivalammerda, si arriva finalmente al progetto finale.

 

Fari della Citroën Ami 6

Anche la tipa della pubblicità, per quanto meravigliosamente #inpalette, sembra poco convinta.

 

Settimana 4

 

Il progetto è pronto, la Ami si prepara a fare il suo ingresso trionfale. Le Directeur sfila fra le macchine allineate fresche di produzione, respira l’odore di vernice, accarezza appena il muso da coccodrillo della creatura che ha contribuito a plasmare e poi segue con sguardo serio la linea del tetto fino ad arrivare al brusco, inaspettato angolo formato dal montante posteriore. Sorride rimirando quel prodotto di ingegno italiano al servizio dell’acume francese, come Dio ha voluto. Poi si arresta, il suo sorriso si smorza appena, interrotto da un pensiero a cui ha bisogno di dar voce; saltella da un piede all’altro, infine si decide e dice sottovoce alla sua segretaria, così piano che potrebbe essere confuso con il vento: ma se avessimo fatto una due volumi?

 

Citroën Ami grigia

L’auto perfetta per mettersi in fuga dalla polizia in mezzo ai canyon.

 

La Citroën Ami colpisce ancora

 

Il povero Bertoni, a cui hanno tolto la libertà ma non la vita (semicit.), costretto a guardare la propria firma su una creatura che rinnega, è il nume tutelare di ogni copywriter o web developer moderno costretto ogni giorno a scontrarsi con l’inevitabile discrepanza fra ciò che, in virtù della sua formazione ed esperienza professionale, avverte come ben costruito ed elegante e ciò che il resto del mondo apprezza in quanto comprensibile senza grossi sforzi mentali. Fedele ai suoi ideali, Bertoni si aspettava il disastro commerciale, e anzi lo auspicava con quello spirito vendicativo tipico di ogni artista frustrato nelle proprie velleità creative, ma doveva ancora fare i conti con il francese medio, che è un po’ come l’italiano medio e qualsiasi altra nazionalità media e che non ne capisce una cippa di stile ed eleganza dell’autovettura, je basta che se mòva. Altrimenti non si spiegano le Fiat Qubo.

 

Tutto sommato, seppur a prezzo di una gastrite perenne per Bertoni, che muore nel ’64 sfiancato dallo sforzo sovrumano di alzare i fari della Ami contro ogni principio estetico, questa buffa macchinuccia è stata un successo su larga scala, tanto che ne è stata prodotta una nuova versione fra il ’69 e il ’79 (è la Ami 8, cui secondo me la cara vecchia 127 non ha niente da invidiare, ma che viene venduta ancora oggi a prezzi che sfiorano i 7000 euro). Personalmente, questo catafalco riadattato a pullman privato per famiglie numerose fa molto ridere; vedendola mi aspetto sempre di veder sbucare da un finestrino un dalmata con la lingua di fuori. E che dire poi di quel cofano che costituisce un perfetto giaciglio notturno per barboni e mariti buttati fuori di casa dalle mogli cornute?

 

Citroën Ami 8 verde

 

Quest’auto è un vero capolavoro della truffa. Brutta, difficile da guidare e più costosa della 2CV di un buon 30%. Scandalosa quanto ogni nuovo modello di iPhone che esce. Eppure la Ami resiste alle ere.

 

La Ami originale è rimasta così tanto nel cuore alla Casa Francese che nel 2019 questa ha presentato al Salone di Ginevra un concept omonimo o quasi, la Ami One. La Casa la descrive come un’auto dal frontale espressivo […] che ricorda quello della concept car CXperience, ma che a me sembra più somigliante a un sandcrawler. Se siete fan di Star Wars, tutto a posto. Altrimenti forse è meglio la vecchia Ami. Ed è tutto dire.

 

Citroën Ami One
Foto © citroen.it
CategoriesSenza categoria

Lascia un commento