Chi sono

Io e mio fratelloParecchio tempo prima che diventassi l’adulta che sono adesso, ero semplicemente la timida catena di DNA uscita dalla fortunata combinazione di un geometra musicista e di un’insegnante elementare bibliofila. In quanto tale, alle divinità degli altari ho preferito libri e inchiostro; ho stretto un patto di sangue con la mia prima penna, una Waterman verde e fucsia regalata dal babbo che mi ha servita fedelmente per oltre dieci anni, finché non è esplosa per disperazione, poco prima che raggiungessi l’età della maturità. Dei miei silenziosi pomeriggi dediti alla scrittura si è sempre lamentata mia nonna, che però colleziona con amore le cartoline che le ho spedito negli anni così come conserva gelosamente le lettere di mio nonno. Sono stata una bambina, poi un’adolescente e infine una donna amata. A volte sfortunata, come tutti, ma mai sola, a differenza di molti.


 Sono nata e cresciuta in Toscana, regione che mi ha lasciato in dotazione uno spiccato sarcasmo che risulta perlopiù inviso a chi non è originario del glorioso Granducato. Il mio orizzonte non è mai stato privo di colline e boschi e per questo non potrei mai vivere in città.
Ho studiato in Emilia Romagna, il grande amore della mia infanzia, da cui riportavo con gioia, quasi ogni settimana, tortellini e ciccioli per tutta la famiglia. E molti 30 e lode, ma con mio grande dispiacere non ho mai acquisito l’accento bolognese.
A 25 anni sono stata adottata dalla Lombardia, che mi ha accolta nel suo umido e frettoloso abbraccio insegnandomi a essere un’adulta efficiente e caparbia. Fuori da Milano, adesso, mi sembra di muovermi al rallentatore. Il cambio di ritmo all’inizio è snervante, ma poi diventa taumaturgico.


Io e ViconiaMi sono ritrovata a fare un lavoro che non c’entrava niente con i miei studi. È stato strano dover vestire gli abiti di chi è sempre padrona della situazione quando nella maggior parte dei casi non sono nemmeno padrona dei miei pensieri. Ancora più strano è stato dover trovare sempre nuove parole per persuadere gli altri, quando sono io stessa l’incarnazione vivente del Dubbio. Ma ho trovato una ragion d’essere nel cercare di difendere me e gli altri da manipolazioni e prevaricazioni. Lotto anche contro me stessa, provando a rendere gentili le mie parole quando dalla bocca vorrebbero uscirmi fiamme. Una frase della scrittrice Sejal Badani che ho fatto mia: “spero di imparare a rimanere piccola quando serve, affinché gli altri possano sentirsi alti”. Mi sono ritagliata questo spazio per scrivere e sentirmi davvero parte di una Rete, anziché di una Guerra. Per trovare similarità, anziché differenze. Per esaltare il bello, non esecrare il brutto. Scrivo perché la memoria non ceda, per difendere il diritto delle parole ad avere un significato reale, a non essere la maschera del Nulla interiore ma creature vive.

 

I Manoscritti non bruciano, i curriculum sì.

 

Per questo ho deciso di togliere il mio da questa pagina.
Se hai curiosità in tal senso, ti consiglio di rivolgerti verso altri lidi.
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