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Alfa Romeo Arna: l’auto che avrebbe potuto salvarci dalla Golf

Se c’è una cosa al mondo che non mi devi offendere, quella è l’Alfa Romeo. Però a tutto c’è un limite. Vedi alla voce “fare un fiore e cagarci sopra”.

È arrivato quel momento terribile.
Quel momento in cui, mano da alfista sul cuore, mi trovo costretta a invocare il perdono dei miei avi (in realtà solo di uno, quello che mi ha trasmesso la mania per il Biscione) e avanzare, diciamo, qualche dubbio sulla bellezza di un’Alfa.

PREAMBOLO.
Come sempre quando si parla di mode brutte è necessario aprire la mente e gettar luce su tutto il contesto, perché solo così è possibile non ridurre un fenomeno ai minimi termini, ma analizzarlo attraverso la lente del complesso concatenarsi di eventi e circostanze che lo ha originato.

Ecco, aprite la mente. Apritela bene.

Siamo nel 1983. Internet, con questo nome, è ufficialmente nato. Ancora ignaro dell’uso che ne faranno gli over 40 del nuovo millennio, altrimenti si sarebbe fatto brillare in nome del progresso dell’umanità, ma è vivo e lotta insieme a noi.
Fra noi c’è anche Alessandra Abbisogno, la prima bambina nata in Italia con il metodo della fecondazione assistita. Quando, insomma, lontani ormai dalle camicie nere e freschi freschi di referendum, permettevamo ancora alla scienza di evolversi a discapito della volontà di nostro Signore.
E siamo solo a gennaio: a giugno Margheritona nazionale avrebbe trionfato ancora nel Regno Unito, mentre di qua dal Po spopolava l’amabile Pacciani.

Ma non divaghiamo.
Il fatto è che era un anno agitatello. Frizzantino.
E l’Alfa Romeo, che alla fine degli anni ’70 produceva roba tipo questa:

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http://www.autogaleria.hu -

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…all’inizio degli ’80 si trovò a dover fare i conti con una Volkswagen che, giocandosi la carta della Golf, era riuscita ad accaparrarsi un segmento di pubblico ampio ed eterogeneo, accomunato da uno spiccato gusto dell’orrido. Ma siccome gli Eroi dell’Alfa avevano di meglio da fare (vedi immagini precedenti) che rivolgersi a quei bifolchi evidentemente privi di senso estetico ma i loro soldi facevano comunque gola (è sempre soddisfacente circuire gli incapaci), con mossa da giaguaro ottennero la collaborazione di Nissan per progettare, in brevissimo tempo, un’auto di segmento medio-inferiore con cui sbaragliare la concorrenza di Fiat e Delta varie.

Il progetto era semplice: prendiamo le scocche della Pulsar e le montiamo sulle meccaniche dell’Alfasud, spennelliamo tutto di grigio topo et voilà, il pranzo è servito.
Peccato che ad Avellino, dove sorgevano i nuovi stabilimenti Alfa/Nissan, l’aria era fin troppo buona e il cibo anche e boh, sarà l’acqua sarà il caffè, ma vöia de laurà saltum adoss. E il risultato, vale a dire l’Alfa Romeo Arna, si vede.

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Io, che prima dell’Alfa ho avuto una Micra, m’immagino il motore dell’Alfa imbrigliato sotto la carrozzeria oscena di un veicolo che pare pronto a essere utilizzato per il rapimento di magistrati sinistrorsi e giustizialisti. E lo sento attraverso i decenni, il motore di Arese, che langue, geme e soffre rifiutandosi di cooperare con il plasticozzo giapponese al grido di Và a ciapa’ i ratt!.

E, in effetti, gli amici di Avellino ce l’hanno dovuto infilare a forza, allungando i tempi di produzione all’infinito e di conseguenza i costi. Costi che non sono mai stati riassorbiti perché, sembra impossibile anche a me, ma la Golf (di cui abbiamo qui sotto una diapositiva) risultava comunque più appetibile.

Ci puoi provare, a metterci sopra una graziosa brunetta con la quarta di seno per convincere i golfisti e gli altri ignoranti a comprarla, ma tutti gli indizi ti portano a una sola conclusione: che quel mare azzurro là dietro è il posto perfetto per nascondere un cadavere, secondo soltanto al bagagliaio dell’Arna.

Com’è finita la storia? Nel 1987, SuperRomanoProdi SuperPresidente dell’IRI (ve la ricordate, dai capitoli sul fascismo del manuale di storia del liceo?) vende l’Alfa Romeo a Fiat, che dà lo stop al televoto e anche alla produzione dell’Arna. Una triste storia, da ascoltare cullati dalla melodia di una fisarmonica suonata da un rumeno. Che ti fa scendere una lacrimuccia, destinata ad asciugarsi nell’arco di tempo in cui ti accorgi che il rumeno ti ha rubato il portafogli.

Lo giuro, non mi sto salvinizzando, è che un camionista rumeno oggi mi ha tamponata e mi sto ricredendo sulle camere a gas.

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